Cannabis legale in Italia
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Negli ultimi mesi si è assistito ad un vero proprio boom di “grow shop”, i negozi dove è possibile acquistare legalmente tutta una serie di prodotti derivati dalla cosiddetta Cannabis Light. Secondo i dati più recenti, i punti vendita sarebbero oltre 600 in tutta Italia, e le nuove aperture sono quasi all’ordine del giorno.

Nonostante ciò, la situazione normativa per quello che riguarda la coltivazione, la vendita e l’uso della cannabis in Italia è ancora piuttosto ambigua, vediamo quindi di fare chiarezza sull’argomento, cercamento di capire cosa è permesso e cosa no.

La coltivazione di Cannabis

In base alla vigente normativa, la libera coltivazione della cannabis è possibile anche se è soggetta a precise limitazioni. In particolare, è legale coltivare solo le varietà di canapa certificate a livello europeo con un contenuto di THC non superiore allo 0,6%.

Questo limite è stato introdotto, come deroga del limite principale – pari allo 0,2% come nel resto d’europa – dall’art. 4 co. 5 della L. 242/2016 che recita: «Qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge».

Si tratta di oltre 60 varietà di canapa, genericamente denominate Cannabis Light, o Cannabis Legale, che possono essere liberamente coltivate da chiunque senza bisogno di alcuna autorizzazione, tuttavia è bene prestare molta attenzione alla provenienza dei semi.

In particolare, è bene accertare che i semi appartengano alle specie di cui è consentita la coltivazione dato che, è bene ricordarlo, le forze dell’ordine possono i qualsiasi momento richiedere un campione da analizzare allo scopo di verificare che il contenuto di THC sia effettivamente inferiore ai limiti di legge.

La vendita di Cannabis

I prodotti in libera vendita sono parecchi e di diversa tipologia, si spazia infatti dai prodotti alimentari contenenti canapa, come energy drink, pasta, biscotti, fino ai semi di canapa, per finire con le vere e proprie infiorescenze di cannabis light legale.

In particolare quest’ultima categoria di prodotti, si trova in una situazione normativa più che ambigua in particolare per quello che riguarda la destinazione d’uso, che non viene mai definita con chiarezza, anche se a scanso di equivoci, spesso i produttori sottolineano esplicitamente come le loro infiorescenze non siano destinate alla combustione.

Infine per quanto riguarda l’acquisto di cannabis light, o prodotti da essa derivati, da parte dei minorenni, la legge non sembra prevedere un divieto esplicito, anche se alcune aziende del settore hanno autonomamente scelto di non vendere i propri prodotti ai minorenni.

L’uso di Cannabis

Premesso che l’utilizzo a scopo “ricreativo” della Cannabis non era e non è tutt’ora consentito dalla normativa Italiana, a prescindere che si tratti o meno della Cannabis light in libera vendita, in molti sottolineano come il basso contenuto di Thc che contraddistingue quest’ultima tenda ad annullare l’effetto psicotropo della sostanza, che invece conserva il suo potere rilassante.

Infatti, le proprietà distensive della Cannabis Legale light non sono collegate al suo contenuto di THC, quanto a quello di CBD, un metabolita non psicoattivo, dalle proprietà rilassanti e antinfiammatorie. Questo tuttavia non significa che l’uso della Cannabis Legale light sia innocuo per la salute visto che, come sottolineano gli esperti, nel momento in cui viene fumata, essa porta comunque con sé tutte le problematiche relative al fumo.

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